29 febbraio 2016

Imparare l'inglese... come un elefante!

Quando si impara una lingua straniera uno dei problemi da affrontare è quello di dover memorizzare molti vocaboli. Avere nel proprio "database mentale" un grande numero di vocaboli è fondamentale sia per la corretta comprensione che per esprimersi in modo efficace. Ma imparare a memoria grandi quantità di vocaboli non legati a un contesto di vita quotidiana non è cosa tanto facile. Uno degli aspetti dell'insegnamento di una lingua straniera diventa dunque quello di fornire suggerimenti (che poi ognuno adatterà alla propria modalità di apprendimento) su quelli che possono essere i metodi che favoriscono la memorizzazione.

Di recente ho avuto l'occasione di partecipare a un seminario per docenti organizzato dalla Cambridge University Press (Cambridge Days) a Padova, un evento che si è rivelato ricco di stimoli.

Il primo intervento della giornata è stato quello di Jane Revell, dal titolo Wake up your inner elephant (risveglia il tuo elefante interiore). Jane ci ha proposto dei giochi di memoria che hanno animato l'intera sala. 
Prima di tutto ci ha mostrato un dipinto di Salvador Dalì (La persistenza della memoria) e ci ha lasciato guardarlo per un breve tempo, poi ci ha proposto 5 domande sul dipinto, fra cui "Alcuni ritengono che questo dipinto sia relativo ai sogni. Tu cosa ne pensi?" oppure "Qual'è il significato degli orologi molli?" o "Le formiche simboleggiano qualcosa?" 
Dovevamo sceglierne una e rispondere. E fin qui (a parte le formiche... "ma dove sono?" si chiedevano molte di noi!) tutto bene.
Poi però, senza mostrarci il dipinto una seconda volta, ci ha chiesto di rispondere ad altre 5 domande: "Quanti sono gli orologi? Di che colore sono? Su quale orologio sono le formiche? Quanti alberi ci sono? Che cosa c'è a destra sullo sfondo?" 
A questo punto per riuscire a rispondere era necessario riprodurre mentalmente l'immagine del dipinto e scorrerla nei suoi vari particolari. E i dubbi erano tanti... anche rinunciando a risolvere il dilemma delle formiche!
Di conseguenza, quando abbiamo potuto rivedere il dipinto la nostra attenzione era estremamente focalizzata! Quando poi Jane ci ha chiesto di fare uno schizzo approssimativo che riproducesse l'opera nelle sue linee essenziali mi sono resa conto che (al di là delle mie pessime capacità grafiche!) ne avevo un ricordo molto vivido e preciso. 

Per me che ho una memoria molto grafica (per imparare una parola devo assolutamente vederla scritta) e fotografica (spesso "fotografo" le pagine dei libri e le scorro mentalmente), l'intervento di Jane è stato uno stimolo importante. Se siete curiosi potrete trovare il suo articolo in PDF al seguente link: Wake up your inner elephant by Jane Revell (New Routes® Disal)



Il problema quando impariamo una lingua straniera è che i vocaboli sono slegati dalla nostra esperienza quotidiana... "vivono" solo nella nostra testa, ma non li sentiamo "nella pancia", insomma di solito non coinvolgono le nostre emozioni. Spesso sono solo parole che appartengono a una lista da un libro di testo, dove si trovano assieme a molte altre parole, stampate tutte con lo stesso carattere.

Come potremmo dunque sfruttare queste riflessioni per migliorare la nostra capacità di ricordare i nuovi vocaboli che impariamo? Partiamo con un paio di esempi.

Esempio 1: descrizioni fisiche / personalità

Immaginiamo di dover imparare una serie di aggettivi per descrivere fisicamente una persona (tall, short, thin, fat...) o per descriverne il carattere (shy, outgoing, generous, mean...)

Per un elenco più completo usate il link a Ego4u (troverete anche 3 semplici esercizi e un simpatico gioco: Who is my Valentine?)
Ego4u - personal description

Benissimo! Passiamo ora in rassegna famiglia e cerchia di amicizie (preferibilmente persone che conosciamo bene, o che comunque abbiano avuto un impatto emotivo sulla nostra vita - positivo o negativo). Meglio se scegliamo persone che ci creano forti emozioni: avremo bisogno di una figura nettamente positiva e di una figura nettamente negativa per esagerare la risposta emotiva, e poi magari di una o due figure più neutre o equilibrate per poter usare gli aggettivi meno "carichi".

Se abbiamo qualche foto sfruttiamola! Ora chiudiamo gli occhi e ripercorriamo l'immagine mentale di queste persone, descrivendole fisicamente in inglese. Passiamo poi a descriverne il carattere. Gli aggettivi che useremo non saranno più dunque dei semplici elementi presi da una lista, ma saranno legati alla nostra esperienza di vita e a un'immagine mentale che non rischiamo di dimenticare (per questo abbiamo bisogno di persone che conosciamo bene, in tal modo ci sarà facile ricordare anche i dettagli fisici).


Esempio 2: indicazioni stradali

Go straight on...
Take the first on the right...
Turn left...
Go along the street...

Per un elenco più completo e qualche esercizio cliccate sul link:
Ego4u: Asking for and Giving Directions

Le indicazioni stradali di per sé non sono molto complesse, eppure risultano spesso molto difficili in una lingua straniera.

Ricordate che il corpo ricorda in modo molto preciso e duraturo (se siete capaci di andare in bicicletta o di guidare saprete di cosa parlo!)

Dunque partite da casa vostra e dirigetevi... a una destinazione familiare, preferibilmente raggiungibile a piedi...

...fisicamente (sarebbe l'ideale, così potreste legare le espressioni linguistiche a delle azioni reali)...
o virtualmente (Google Maps con la street view potrebbe essere un buon sostituto!)

e "taggate" mentalmente (o etichettate, se preferite un termine più "nostrano") ogni azione con la giusta frase inglese. Quando siete sicuri di avere la sequenza ben memorizzata ripercorrete più volte mentalmente il tragitto descrivendolo in inglese.

Esercitatevi anche su qualche altro percorso familiare finché sarete sicuri di aver usato tutte le espressioni da imparare. A quel punto le frasi inglesi non saranno più delle semplici frasi prese da un libro, ma una forma di comunicazione per voi significativa. Se poi trovate qualcuno disposto a collaborare, guidatelo in inglese (anche su una mappa virtuale!) e vedete se riuscite a farlo arrivare a destinazione... ai primi tentativi l'effetto di solito è tutt'altro che scontato! Anche se le vostre indicazioni sono corrette, c'è infatti sempre la possibilità che vengano male interpretate!

Infine... perché l'elefante? Beh, come ha spiegato Jane Revell all'inizio del suo intervento, la memoria degli elefanti è proverbiale! 
E dunque cerchiamo di imparare l'inglese come un elefante!





PS: qualcuno obietterà che si tratta di metodi lunghi e complessi... ma imparare a memoria liste anonime di vocaboli non è necessariamente una faccenda veloce, sfido chiunque a trovarla divertente o anche semplicemente interessante, e purtroppo non sempre porta ai risultati sperati! 

La regola d'oro rimane è quella che ognuno di noi deve trovare il proprio metodo! Ma per scoprire cosa funziona è necessario prima fare vari esperimenti!

Keep up the good work... il viaggio continua! Al prossimo post!